Il Caso Bartolozzi: anomalie e negligenze investigative
Il Caso Bartolozzi: anomalie e negligenze investigative
Analisi criminologica del caso di morte equivoca di Claudia Bartolozzi da cui emergono importanti anomalie.

I FATTI

Claudia Bartolozzi è un'operatrice socio sanitaria che lavorava presso l'ospedale di Macerata e madre di due bambine.

La mattina del 29 ottobre 2009 venne rinvenuta un’autovettura incendiata con dentro un corpo carbonizzato, presso una carreggiata in zona Contrada Alberotondo (MC), a circa 3 km da casa della stessa ragazza. Il cadavere venne rinvenuto disteso sul suo lato destro verso il sedile passeggero mentre gli arti inferiori sulla postazione di guida, in stato di “carbonizzazione generalizzata”.

Dalla targa dell’autovettura e dai documenti rinvenuti emergeva che il cadavere era proprio di Claudia Bartolozzi.

L'auto, una Fiat Panda con carrozzeria cinque porte, si presentava con le portiere anteriori e il portellone posteriore aperto e, dalla prima analisi, non furono rinvenuti segni di frenata sull’asfalto su di una strada leggermente in discesa e il freno a mano non azionato. Non fu però possibile accertare un malfunzionamento dell’impianto di alimentazione benzina/metano e non venne rilevata alcuna perdita accidentale né di benzina né di metano con il serbatoio rimasto integro.

Altro elemento immediato e di assoluta rilevanza investigativa fu il maggior danneggiamento della vettura e dell’asfalto in corrispondenza del lato guida che fece da subito dedurre che l’incendio abbia avuto origine da lì per via dolosa. Ad avvalorare questa ipotesi vi fu inoltre la relazione della Polizia scientifica circa l’analisi dei reperti prelevati dall’autovettura dalla quale emerse che erano presenti tracce di benzina parzialmente evaporata.

Nell’immediatezza dei fatti venne disposto al contempo un sopralluogo presso l’abitazione della Bartolozzi, all'interno della quale tutte le stanze erano in ordine con il rinvenimento di un biglietto né firmato né datato sul tavolo della cucina unitamente ad alcuni oggetti:

  • un accendino di colore blu;
  • una penna bic di colore blu;
  • una matita, riconducibile presumibilmente al prodotto di un'attività commerciale;
  • il telecomando tv posizionato sopra delle banconote la cui somma era di € 45 (in tagli da due banconote da € 20 e una da € 5).

Il biglietto recitava: “Chiedo scusa a tutti vi voglio bene perdonatemi

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DALLA CONSULENZA MEDICO-LEGALE ALLE DINAMICHE DI MORTE

Dalla consulenza del medico legale è emerso che Claudia fosse ancora in vita in occasione dell'incendio, risultanza comprovata dall'analisi dell'attività respiratoria e dalla presenza di fuliggine nelle aree polmonari e di monossido di carbonio con cianuri nel sangue, concludendo quindi che Bartolozzi sia morta sia per l'azione del calore intenso sia per intossicazione.

A tal proposito è doveroso porre attenzione all'atto suicidario per mezzo di fuoco poiché da ritenersi assai raro e maggiormente riconducibile ad atti eclatanti con scopo rivendicativo o dimostrativo, dunque col bisogno di avere un "pubblico" durante la fase dell'exitus. Nessuna delle due ipotesi sembra aver riscontro col caso in questione poiché non vi è corrispondenza alcuna analizzando dettagli come la scelta dell'orario, la modalità e le dinamiche presenti sulla scena criminis.

È altresì doveroso però precisare che anche l'omicidio per mezzo di fuoco è altrettanto infrequente a meno che la vittima non venga colta di sorpresa oppure determinando una situazione in cui la vittima non possa avere vie d'uscita. Proprio a tal proposito risulta singolare la posizione del corpo della ragazza poiché ritrovato proteso verso lo sportello passeggero come in un tentativo di allontanamento dall'epicentro di propagazione delle fiamme.

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LE CONSULENZE GRAFOLOGICHE

Innanzitutto è doveroso precisare che il biglietto rinvenuto con su scritto “Chiedo scusa a tutti Vanessa e Sofia vi voglio bene perdonatemi”, non mantiene le caratteristiche tipiche di un biglietto di addio. Poche parole dove addirittura passano in secondo piano i nomi delle figlie, fino a concludersi con la parola "perdonatemi" scritta in piccolo e in basso.

Il consulente nominato dal PM dichiarò che vi era corrispondenza tra la scrittura originale di Claudia e quella del biglietto di addio rinvenuto, ma la criticità di tale risultanza sta nel fatto che il confronto venne fatto tra pochissimi elementi su cui poter prelevare le specifiche grafotipiche di Claudia, escludendone molte altre prove di confronto.

A seguito, tale verifica venne affidata ad un consulente grafologo di parte che invece ha screditato la relazione super partes.

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LE DUE SCENE DEL CRIMINE: L'AUTOMOBILE E LA CASA

Scena 1 - L'automobile

L'auto venne rinvenuta senza il freno a mano tirato e venne accertata la natura dolosa con la presenza di residui combustibili sulla parte esterna sinistra dell'automobile di Claudia Bartolozzi. La zona stessa di rinvenimento è isolata rispetto le abitazioni, ma non del tutto isolata da consentire un atto suicidario. Risulta quindi abbastanza anomala l'ubicazione e di conseguenza ci si domanda se tale zona fosse maggiormente utile per un attacco e difesa.

Inoltre nell'auto vennero rinvenuti due mazzi di chiavi, anche questa scelta alquanto anomala se si considera il punto di vista suicidario: perché lasciare una lettera di addio in casa e portarsi via ogni mazzo di chiavi non consentendo il facile ingresso in abitazione?

Altro dettaglio alquanto significativo è il posizionamento del corpo di Claudia Bartolozzi, invero proteso verso il sedile passeggero come per allontanarsi dalle fiamme che si attesta si siano propagate proprio dal lato guida.

Attraverso un'approfondita ricerca nella letteratura forense si riscontra come l'atto di suicidarsi per mezzo di fuoco richieda molta organizzazione e premeditazione, non corrispondendo così ad un atto suicida impulsivo come inizialmente decretato.

Scena 2 - La casa

Per quanto concerne invece all'abitazione di Claudia Bartolozzi, nella stessa fu rinvenuta la lettera (sopra citata) non firmata né data, posizionata sul tavolo assieme ad altri specifici oggetti: un telecomando, banconote (per un totale di € 45) ed un accendino. Le restanti zone di casa invece dimostrano che l'abitazione fosse da poco abitata.

Sulla porta di casa, nel lato interno, vi era affisso un chiodo con diversi fogli appesi con su riportati appunti e memorandum di Claudia. Ponendo in analisi le zone della camera da letto e del bagno, stanze maggiormente utilizzate rispetto alle altre zone di casa che erano difatti particolarmente in ordine, con la porta ove erano affissi i diversi fogli, si può annotare come la stessa Claudia fosse particolarmente organizzata seppur in modo leggermente disordinato.

Inoltre la presenza di una cameretta nuova, appositamente fatta per i giorni in cui le figlie fossero sopraggiunte dalla madre per trovarla, assieme all'investimento per la stessa casa lasciano presagire la chiarissime intenzione di ricominciare una vita e investire nel futuro.

Analisi che non avvalora l'ipotesi suicidaria.

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LE SOMMARIE INFORMAZIONI

Gli intrecci e le storie dietro la morte di Claudia Bartolozzi sono molteplici.

Claudia Bartolozzi si era formalmente e definitivamente separata pochi mesi prima con il suo ex compagno col quale hanno avuto due figlie, nonostante il loro rapporto fosse già chiuso da tempo. La stessa Claudia decise di chiudere il rapporto evitando ogni sorta di conflitto, a tal punto da lasciare la sua quota parte di casa all'ex marito, l'automobile e le figlie a casa con il padre pur di trovare un rapido accordo.

Inizia una seconda vita per la ragazza con l'acquisto di una nuova casa grazie all'aiuto dei suoi genitori e nella quale traslocherà definitivamente 8 giorni prima del tragico evento. Nella stessa abitazione Claudia aveva fatto montare una nuova cucina e una cameretta proprio per ospitare le due figlie, azioni che dimostrano un atteggiamento decisamente lontano da quello di una persona che vuole farla finita. Fu lo stesso ex marito che la aiutò in alcuni lavori dentro la stessa abitazione.

Inoltre, da diversi mesi, Claudia aveva iniziato a frequentare un'altra persona che vive nel nord Italia e che sarà coinvolta nell'intero intreccio di rapporti e dinamiche della vicenda.

Di notevole importanza vi è un episodio scatenante una serie di eventi all'interno dell'ospedale dove lavorava Claudia e che coinvolge diverse persone anche al di fuori: il 27 ottobre Claudia venne avvicinata da un suo collega, un medico dell'ospedale, che le chiese il favore di coprirlo se fosse stata contattata dalla moglie dello stesso. Nello specifico, il medico le chiese di rispondere che la sera prima lui fosse presso l'abitazione di Claudia con la scusa di vedere casa nuova. Tale bugia sarebbe servita per coprire l'ennesima fuga intima del medico con un'altra donna, invero un'altra collega.

A seguito di ciò, la stessa Claudia Bartolozzi si rifiutò di sottostare alla richiesta e, non appena ricevette la chiamata della moglie del medico, non confermò l'alibi e riferì la verità dichiarando che la sera prima non aveva mai visto il marito. A seguito di tale evento si scatenò un putiferio presso l'ospedale stesso con la moglie del medico che sopraggiunse facendo una pubblica sceneggiata.

A seguito di tale episodio, si successero momenti decisamente singolari: la stessa Claudia Bartolozzi venne messa in ferie forzate dalla caposala (nonché amica della moglie del medico e vicina di casa dei due) che dichiarerà di aver dato solo qualche giorno alla ragazza, mentre il totale delle ferie ammontò a più di due settimane. Al contempo, il compagno di Claudia iniziò ad accusare la ragazza dandole colpe non sue e pretese che la ragazza dimostrasse e chiarisse le dinamiche di tale evento parlando con la moglie del medico nel mentre che lui fosse in ascolto con il vivavoce del telefono. Quello del compagno fu un comportamento alquanto violento che culminò in un escalation di telefonate dai toni forti e numerosi insulti, fino alle 2 del mattino per un totale di quasi 8 ore di chiamate.

E proprio durante l'incontro tra Claudia e la moglie del medico, quest’ultima chiese l’intervento delle forze dell’ordine per timore di un’eventuale reazione del medico stesso, tra l’altro chiedendo il favore a Claudia di restarle vicina, gesto alquanto significativo. In conseguenza di tale azione preventiva, il medico avvistò la pattuglia nei pressi della sua abitazione, decidendo allora di recarsi in ospedale (n.b.: pur non essendo di turno) fermandosi a comprare un nuovo cellulare durante il tragitto, per incontrarsi poi con suo padre. Inoltre, giunto in ospedale, il medico fu avvistato mentre rovistava nell’armadietto di Claudia Bartolozzi, questione ancora mai spiegata e chiarita. Quindi un susseguirsi di azioni che porteranno il medico a dichiarare l'insieme dei suoi movimenti fino alle ore 19:40 ca. del 28 ottobre, per poi avere un buco temporale fino alle ore 10:00 del 29 ottobre (notte nella quale si attesta la morte di Claudia Bartolozzi) in cui dichiarò di non essere andato a lavoro ma di essersi recato a Loreto con la moglie per un'improvvisa gita fuoriporta.

Proprio la mattina del 29 ottobre, l'attuale compagno di allora di Claudia Bartolozzi arrivò dalle parti abitative di Claudia. Il cellulare del ragazzo attesta che lo stesso si sia messo in viaggio in un orario particolarmente tardivo per raggiungere in tempo pre-mortem la ragazza, nonostante ciò non è da escludersi del tutto tale ipotesi poiché in determinate condizioni di andatura l'arrivo per tempo sarebbe stato probabile. Inoltre, la sua presenza e il viaggio improvviso destano particolari dubbi poiché alcune testimonianze hanno dichiarato di una brusca interruzione del rapporto tra il ragazzo e Claudia, con toni particolarmente agitati e violenti.

Dopo l'incredibile intreccio narrativo estrapolato dalle diverse testimonianze, alquanto singolare risultano anche le parole dell'ex marito di Claudia che dichiarò che la ragazza avesse fatto uso di farmaci antidepressivi di cui però, dalle analisi tossicologiche eseguite sul cadavere, non si ha traccia alcuna. Tale elemento sarebbe andato inizialmente a favore dell'ipotesi suicidaria. Inoltre, a distanza di tempo, la stessa persona negherà alle figlie di depositare o esprimere alcun pensiero sulla vicenda, addirittura negando loro di vedere più i nonni materni.

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ANALISI CONCLUSIVE

Sulla scorta delle numerose incongruenze emerse, è doveroso porre in evidenza i principali punti nel caso di Claudia Bartolozzi:

  1. dalle S.I.T. sono emersi numerosi buchi temporali e dinamiche non approfondite, soprattutto tra le persone ascoltate sono risultate differenti versioni per alcuni punti, come nel caso del medico, del nuovo compagno e dell'ex marito;
  2. dall'analisi criminodinamica della scena del crimine appare ambigua la risultanza del posizionamento del corpo di Claudia Bartolozzi unitamente alle specifiche dell'automobile, come il freno a mano non tirato, l'integrità dei serbatoi, la mancanza di un oggetto di riferimento riconducibile a liquidi infiammabili, la presenza di residui riferibili alla benzina presenti sull'esterno della macchina lato guidatore, la presenza dei due mazzi di chiavi;
  3. l'analisi grafologica super partes è stata eseguita con pochissimi elementi a confronto, decisamente povero come riscontro per un approfondimento forense di valore;
  4. l'atto suicidario per mezzo di fuoco, unitamente alle altre dinamiche riscontrate e la lettera rinvenuta senza firma né data, risulta assai anomalo come atto impulsivo.

Tale caso evidenzia, come spesso accade, un'evidente negligenza investigativa.

Motivo per il quale, secondo gli scriventi, nel suddetto articolo si specifica la mancanza di elementi utili ad avvalorare l'ipotesi suicidaria e si sottolinea la necessità di un'urgente riapertura del caso con i dovuti approfondimenti pro veritate.

I femminicidi spesso si nascondono dietro dinamiche apparenti che, invero, nascondono un macabro riscontro che può essere risolto solo per mezzo di un'importante analisi criminologica e criminalistica.

MeA Forense

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